L’elmo di Menelao

“…Distruggi la sua persuasione, perché parla bene

questa che fa il male: questo è terribile !”

Euripide

-Parlami di Elena e di quando voi la trovaste nella rocca di Priamo.-

-Oh figlio, la terra genera rari tipi di bestie straordinarie e terribili, ma quella di cui tu chiedi mai fu generata in sorte di stirpe, per fortuna dei mortali.

Niente in lei ti rivela il pericolo, né aculei, né zanne, né velenose spire, anzi ti pare di essere di fronte una dea, una creatura sì bella da lasciarti cadere ogni difesa.

Ti lasci ammaliare dal suo silenzio ombroso, dalla sincerità della sua bella fronte. Senti salire dai suoi rami flessuosi non so che ruscello di acqua fresca, di quella che disseta, e ti sembra di ascoltare la bocca stessa della verità, ma stai guardando in un pozzo senza fondo. Molti uomini vi ha trascinato nelle sue acque e tutti ne sono stati vinti, triste è stato il loro morire senza sapere che l’acqua, che bevevano, è di un veleno dolce che toglie a poco a poco le forze e la coscienza del guado. –

-Si ma come poté la sciagurata negare la sua colpa di fronte al marito tradito ? –

-Da prima con moine, dichiarò di essere stata tratta lì contro la sua volontà, poi accusò il marito di averla lasciata incustodita nella regia, dove la rapì Paride. Infine, biasimo gli dei per la sua avvenenza, causa di tante disgrazie e di averla affidata, lei essere indifeso, ad un marito incapace di proteggerla dal mondo e dalla cupidigia degli uomini .-

-Menelao, balbettava di già, e la sua mente cominciava a vacillare, già meno forte era la sua determinazione a sacrificarla sulle tombe degli Achei morti per conquistare Ilio.

Non aveva previsto l’effetto che le avrebbe fatto, vederla lì più bella che prima, piangere coi suoi occhi di stelle, e stracciarsi le vesti lussuose di foggia orientale che le drappeggiavano il corpo magro e nervoso, proprio degli spiriti belli.

Donne così dovrebbero strapparle alle culle e gettarle alle fiere, perché abbiano di che sfamare la loro ferocia, ma non è dato sapere quali virtù o misfatti si pascono nelle fasce, l’innocenza è un dono di tutti i nati, anche di quelli che hanno parenti turpi. –

-A che cosa conduce la pazzia di un uomo, a tal segno si può perdere il giudizio a causa di una donna? –

-Non rimproverare costui, che non fu uomo da poco, ma tu che sei un giovane amante della virtù, e ami le cose rette e oneste, guardati ché la bellezza è l’immagine del divino, ma non appartiene a chi la possiede, se vi fu posta non è per essere venerata che per questo esistono i templi e le are.

Gli dei non amano essere compresi nei loro fini, si mostrano volubili e bizzarri e la bellezza non è da meno, l’unica consolazione e nel contemplarne l’esistenza. –

-Voglio sentire ciò che ella disse dinanzi al suo principe che sguainava la spada per affondarla nel suo collo ricurvo .-

-Allora apri bene le orecchie e fissa nella tua mente queste parole ché ti siano  da monito per insegnarti di cosa è capace una donna, la bella Elena con gli occhi lucidi di lacrime così parlò: – Uomo, tu adesso sei padrone di porre fine a questa mia pur breve e sfortunata vita, io non ti biasimo, ma lascia che ti ricordi l’amore che ti ho portato, quando vissi con te rallegrando la tua reggia per lunghi e felici anni, i più belli che io vissi, e anche tu, mi rammendo, mi amavi e se venisti a Ilio non fu per stupida vendetta, ma perché giustamente reclamavi indietro i tuoi anni migliori. Ora tu dici di non credere più alle mie parole, chè io ti ho tradita nel peggiore dei modi, e che innanzi alla tua gente non puoi mostrarti clemente nei miei confronti, essi reclamano vendetta per i loro figli morti sui lidi frigi; ma fermati a considerare cosa avrai quando mi avrai immolata sull’altare del tuo onore e della loro vendetta, non diverrai certo un re più rispettato e potente di quando tu già non  sia, non porterai a casa niente altro che schiave che riempiranno il tuo letto di lacrime o cercheranno di avvelenarti, mentre lasci qui l’unico tuo amore e il rimorso di aver ucciso una donna innocente, che ti avrebbe reso veramente grande. –
Così parlò la bella Elena, con tutta la forza e il fascino che mai prima essa aveva osato e le sue parole non erano quelle di una condannata, ma quelle di una regina nella sua reggia, poiché Ilio era sua, non meno di quanto lo fosse stata Sparta e ogni donna di quella città l’aveva disprezzata e ammirata al contempo, riconoscendo comunque che fosse prima,  temendo giustamente la bellezza e il mistero in essa racchiuso .-